Los barrios tienen un plan! Il piano comunale di Barcellona per ridurre le diseguaglianze

Barcellona ha un piano municipale per ridurre le diseguaglianze, cosa che non sarebbe una notizia se non fosse che ad oggi nessuna città italiana ne ha uno.  Va detto che la lotta alle diseguaglianze proprio perché investe diversi aspetti – da quelle economiche fino a quelle di genere – riguarda un ampio spettro di politiche – lavoro, casa, inclusione, ecc. – messe in atto da diversi soggetti sia pubblici – governo, regioni, comuni, municipi – che privati – volontariato cattolico e laico, fondazioni ecc. – non viene percepito come una missione specifica da parte delle amministrazioni comunali, eppure è proprio nella dimensione territoriale che tutto questo precipita.

Il piano di Barcellona nasce dalla costatazione che nonostante la città negli ultimi cinque anni sia cresciuta in termini macro-economici al tempo stesso sono aumentate le diseguaglianze territoriali, incrementando il divario fra quartieri ricchi e i quartieri poveri. Il piano comunale quadriennale, avviato nel 2021, investe 15 quartieri con una popolazione di 337mila abitanti, e ha obiettivi multipli che aspirano a trasformazioni chiave in cinque settori strategici:

  • istruzione e salute pubblica,
  • diritti sociali equità di genere e azione comunitaria,
  • alloggio,
  • occupazione e impulso economico e economia sociale,
  • spazio pubblico e accessibilità e sostenibilità ambientale.

Le caratteristiche principali del Piano dei quartieri, inteso come strumento per ottenere un approccio integrale e trasversale alle carenze di ogni territorio, sono le seguenti:

  • La dotazione di risorse straordinarie.
  • La trasversalità delle azioni  tra le diverse aree del Comune.
  • La volontà di collaborazione inter-amministrativa.
  • L’empowerment di quartiere, sia nella definizione che nel monitoraggio e nella gestione del programma.
  • Il rafforzamento e il protagonismo della rete associativa e delle entità.
  • La capitalizzazione dell’esperienza nei processi di trasformazione urbana a Barcellona e in Catalogna.
  • L’impegno per la valutazione e la responsabilità[1].

Un punto strategico per l’attuazione del piano è la partecipazione attiva dei cittadini e delle reti territoriali. Il Piano dei Quartieri ha la volontà di coinvolgere i vicini non solo nella definizione del contenuto del Piano, ma soprattutto nel suo dispiegamento, che è quando, in larga misura, prendono forma e la maggior parte delle azioni indicate nel documento iniziale. Le azioni strategiche sono configurate e definite attraverso il lavoro congiunto e continuo con il tessuto comunitario. Questo lavoro congiunto permette di adattarsi a nuove opportunità, riconoscere nuovi attori o ridefinire le proposte man mano che il Piano va avanti[2].

I Quartieri oggetto del piano sono definiti da una serie articolata di indicatori statistici – qui il link– che servono anche da benchmark, infatti alla fine del progetto verranno utilizzati per misurare l’efficacia delle azioni pubbliche e confrontare le dinamiche dei diversi quartieri.

A tal proposito bisogna dire che la Spagna, come altre nazioni europee, monitora i Barrios Vulnerables che dal 1991 vengono evidenziati a ogni censimento generale, cosa che da noi invece non avviene.

I quartieri vulnerabili in Spagna

In Italia nel tempo si sono tentate diverse sperimentazioni per individuare i quartieri più critici soprattutto collegate a bandi e progetti ministeriali come l’Urban index , indice di disagio sociale e abitativo per il bando delle aree urbane degradate, ed in ultimo l’indicatore ISVM usato anche per il PNRR, un indicatore contestato da comuni[5] e ricercatori[6]. Tuttavia non abbiamo un rilevamento mirato, tant’è vero che non esiste alcuna mappa dei quartieri critici, e neanche nessuna legislazione specifica. In Spagna, Inghilterra e Francia, i quartieri critici oltre ad essere periodicamente rilevati  hanno già in prima battuta tutta una serie di agevolazioni fiscali per cui la definizione dei loro perimetri non è solo questione meramente statistica.

Il piano di Barcellona si inserisce in una ampia tradizione europea di politiche rivolte ai quartieri  come i Contracts de Villes francesi o il Sozialen Stadt tedesco o le Deprived areas inglesi, tuttavia mentre queste sono di carattere nazionale il piano catalano è un piano comunale che si sovrappone, amplia e coordina le politiche già avviate con i Barrios Vulnerables.

Dopo un difficile inizio a causa della Pandemia a fine del 2024 il piano arriverà a una prima valutazione d’impatto, in attesa degli esiti potremmo riflettere sulla necessità di adottare simili strumenti? O perlomeno di cambiare paradigma individuando le amministrazioni locali – i Comuni con la loro funzione di prossimità– come i primi attori per la lotta alle diseguaglianze territoriali?

[1] https://ajuntament.barcelona.cat/fomentdeciutat/es/que-hacemos/el-plan-de-barrios-de-barcelona

[2] https://www.pladebarris.barcelona/es/participacion-vecinal

[5] https://www.molisenetwork.net/2022/03/23/comuni-uncem-indice-di-vulnerabilita-sociale-candido-paglione/

[6] https://archivio.caritas.it/materiali/Italia/qrrp/qrrp_num1_mar2022.pdf

 

Un commento su “Los barrios tienen un plan! Il piano comunale di Barcellona per ridurre le diseguaglianze”

Rispondi