I reati a Roma nel 2018 (da gennaio a agosto), una prima analisi con un focus sui quartieri pubblici.

di Enrico Puccini

Avvertenze:

La seguente mappa è stata compilata utilizzando i comunicati stampa della Questura di Roma e del Comando Provinciale dei Carabinieri da gennaio fino ad agosto 2018. Ben lungi da essere esaustiva, non è neanche scopo di questo blog occuparsi di questo tema, è tuttavia una prima indicazione sul fenomeno criminale in città. Si tratta ovviamente non  di tutti i reati commessi in città ma di quelli che le forze dell’Ordine innanzitutto hanno intercettano e che poi, in seconda battuta, privilegiano comunicare. Ossia più che la mappa dei reali reati è una mappa dell’immagine dei reati. Per avere una ricerca esaustiva ben altre metodologie dovrebbero essere messe in campo con la consapevolezza che mappare ciò che per sua stessa definizione è occulto, la criminalità, è cosa ardua.
L’intento che ha spinto questa ricerca è quello di capire se i reati a Roma seguono una mappa delle disuguaglianze così come altri fenomeni ampiamente sottolineati dalle ricerche di Mapparoma, e così come emerso nei due articoli che riguardano le case popolari di Roma, 2.1 Diseguaglianze socio-economica di 42 nuclei ERP e 2.2 Il disagio sociale nei quartieri di edilizia residenziale pubblica a Roma. Nei precedenti articoli si fa riferimento ad una struttura urbana fortemente monocentrica, con forti diseguaglianze fra centro e periferia e la mappa dei reati sembra ribadire questa struttura.  Ciò che appare in maniera predominate è una forte concentrazioni di reati predatori, furto, rapina, aggressione, nelle zone centrali della città, che tendono scomparire in periferia. Mentre nelle zone periferiche della città si concentrano i reati prevalentemente legati alla detenzione di sostanze stupefacenti ai fini dello spaccio. Una forte polarità si riscontra nella zona sud-ovest della stazione Termini (via Giolitti), reati prevalentemente connessi al turismo, e alla stazione dei bus Tiburtina che si configura come un hub di snodo per il traffico di droghe leggere.
Una interessante sovrapposizione soprattuto per quanto riguarda i fini del blog è quella della presenza di alloggi popolari connesso a fenomeni autoctoni mafiosi e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Il II Rapporto sulle Mafie nel Lazio individua 4 quartieri romani che sono soggetti a controllo territoriale da parte di mafie autoctone: a parte la Romanina gli altri sono quartieri in cui vi è la maggiore concentrazione di alloggi pubblici (vedi1.7 i quartieri di case popolari di Roma). Questo fenomeno si verifica a Ostia, Tor Bella Monaca e San Basilio in cui si concentrano più di 5 mila alloggi popolari. A Ostia in particolare si rileva come i reati sono prevalentemente distribuiti nella zona di Ponente dove appunto vi è la presenza degli alloggi pubblici. In questi stessi quartieri si è rilevato un disagio sociale particolarmente elevato, 18 volte superiore alla media romana. Corviale invece, da sempre nella vulgata luogo criminale, con i suoi 1200 appartamenti non presenta particolari criticità.
Sebbene una analisi dei fenomeni criminali esuli dalle competenze di questo blog si può senz’altro dire l’abbandono di politiche pubbliche tout court, che vanno dall’inserimento lavorativo alla coesione sociale, la forte concentrazione di nuclei disagiati, il deficit economico degli enti gestori di alloggi pubblici che si traduce in una carenza sia di controllo che di manutenzioni sono concause che hanno contribuito allo sviluppo del fenomeno.
Illustrazione dal II Rapporto sulle Mafie nel Lazio a cura dell’Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità.

Mafie a Roma

Una più approfondita analisi verrà svolta a fine anno quando saranno aggiunti i rimanenti mesi  e verrà sviluppata un mappa che intrecci fenomeni criminali, disagio sociale e presenza di alloggi pubblici.

Di seguito la mappa dei reati a Roma

2.2 Il disagio sociale nei quartieri di edilizia residenziale pubblica a Roma.

di Enrico Puccini e Federico Tomassi.

Elaborazioni GIS di Amedeo Ragusa.

Avvertenze
In questo articolo verrà analizzato il disagio sociale così come inteso dall’Istat, ossia con una serie di marcatori, disoccupazione, scolarizzazione ecc. Fra questi non vi sono due importanti parametri: il primo è il reddito, il secondo è il tasso di criminalità. Il reddito medio viene rilevato soltanto per Municipi ed è impossibile allo stato attuale confrontarlo con i quartieri. Il tasso di criminalità invece, che negli Stati Uniti è mappato e incide addirittura sulle quotazioni immobiliari, da noi è rilevato ma non reso pubblico.Inoltre definire il disagio sociale solo attraverso strumenti statistici senza una conoscenza territoriale può essere fuorviante e può portarci a una lettura distorta  del fenomeno. Date queste premesse tuttavia è un primo passo, parziale e limitato, per cerare di sviluppare qualche riflessione sul tema.

disagio.jpg

Disagio sociale a Roma
Il disagio sociale viene elaborato dall’Ufficio statistico del Comune di Roma, su dati Istat, solo per zone urbanistiche, che sono delle aree notevolmente più vaste rispetto ai quartieri. Questa elaborazione fornisce al massimo una visione d’insieme e a volte può indurci in errore. Ad esempio nella zona urbanistica di Torre Angela insistono i quartieri di Tor Bella Monaca e Torre Gaia, il primo uno dei maggiori a Roma per numero di alloggi popolari, l’atro una gated comunity che cela ville con giardino dietro la sbarra della sicurezza. Ovviamente nel calcolare il disagio per zone urbanistiche i dati degli abitanti del primo e del secondo si sommano. Da qui l’esigenza di avere un focus sugli alloggi popolari per comprenderne le meglio le dinamiche. Nel rilevamento del Comune di Roma alcuni valori sono errati poiché non si è tenuto conto delle residenze fittizie: ossia delle residenze che vengono concesse agli homless al fine di non decadere dai diritti civili. Per alcuni indirizzi vi sono migliaia di persone iscritte all’anagrafe che pur non abitando nell’area gravano sui rilevamenti statistici. In particolare la zona urbanistica di Torrespaccata che secondo il Comune ha un indice di 16 rispetto la media romana una volta escluse queste residenze assume un valore di 4. Al di là del valore delle singole zone, essendo questo il valore di picco, cambia la visione d’insieme sulla città: un conto è dire che il valore massimo su Roma è 8, un conto è dire che è 16.

Mappe a confronto

Mappa del disagio sociale nei quartieri di edilizia residenziale pubblica.
Ad un primo sguardo la mappa del disagio denota una città ancora dominata da una dinamica monocentrica. Infatti i quartieri con il disagio più alto si trovano nella fascia urbana al di là del raccordo. L’isolamento, la difficoltà di movimento ancora giocano un ruolo importante sulle dinamiche del disagio. A questa serie si ascrivono i quartieri di Labaro, Ponte di Nona, Tor bella Monaca, Tor vergata e Ostia, ognuno con le sue diversità (n. di alloggi, distanza dal centro, anno di costruzione e assegnazione, ecc.), ma accumunati dai massimi valori di disagio. Valori inferiori ma comunque rilevanti si registrano nella fascia interna ma a ridosso del GRA. San Basilio, Palmarola, Fogaccia, Corviale, Laurentino, Serpentara, per la maggior parte quartieri coevi, hanno simili caratteristiche con indici elevati. La terza fascia, quella più centrale e con gli interventi storici, ha indici invece più modesti sebbene più alti rispetto la media dell’area su cui insistono. Quartieri come Testaccio, San Saba, Donna Olimpia ma anche il Quarticciolo, realizzati prima della seconda guerra mondiale, dimostrano come il tempo giochi un ruolo nelle dinamiche della città.

DisagioSociale quartieri popolari 2

Rapporto fra i quartieri pubblici e le aree urbanistiche.
Ultima elaborazione è una comparazione fra i valori del disagio nelle zone urbanistiche e nei quartieri popolari. Si vede come in realtà i quartieri popolari hanno valori di picco, quantomeno doppi, rispetto l’area su cui insistono. Dalla elaborazione grafica si possono rilevare alcuni trend. Il gap maggiore fra i due valori si hanno nei quartieri storici, (San Saba, Tor Marancia, Garbatella, Donna Olimpia). Le aree intorno a questi quartieri sono da tempo considerate di pregio con conseguenti valori immobiliari elevati. Il maggior divario denota una maggiore differenza di qualità delle vita fra gli abitanti degli alloggi erp e quelli dell’intorno. Al contrario il minor divario corrisponde una omologazione fra la popolazione sia dentro che fuori i complessi erp. Questo si verifica nelle zone di Ponte Mammolo, Tor Cervara, Tufello, Tor Bella Monaca. Nel grafico gli interventi erp sono rappresentati in ordine cronologico, dal più datato, San Saba, al più recente, Ponte di Nona. La diagonale ascendente dell’indice di disagio sottolinea come questo e crescente negli interventi più recenti.

zone e quartieri

2.1 Diseguaglianze socio-economica di 42 nuclei ERP

Enrico Puccini & Federico Tomassi – giugno 2018
 
Rispetto all’insieme delle case popolari descritto nei precedenti post, localizzato in tutto il territorio comunale e anche nell’hinterland, e che comprende anche alloggi sparsi in quartieri di affitto o di proprietà, i nuclei ERP veri e propri sono in numero più circoscritto. Inserendo gli indirizzi del patrimonio comunale e regionale in un sistema GIS, e confrontandoli con i dati delle sezioni censuarie desunte dall’ultimo Censimento Istat nel 2011, è stato possibile individuare i nuclei insediativi maggiormente omogenei, ossia quelli in cui è elevata la quota di case popolari rispetto al totale delle abitazioni, e che abbiano almeno 400 residenti. Abbiamo aggiunto anche il residence cosiddetto Bastogi, che è dedicato all’emergenza temporanea, ma che per le sue caratteristiche di lunga permanenza è confrontabile con gli alloggi popolari.
In totale si tratta di 42 nuclei, che ricadono in tutti i municipi della città tranne il II: sono infatti 1 nel I Municipio, 6 nel III, 5 nel IV, 1 a cavallo tra IV e V, 4 nel V, 6 nel VI, 1 nel VII, 3 nell’VIII, 2 nel IX, 3 nel X, 4 nell’XI, 1 nel XII, 1 nel XIII, 3 nel XIV e 1 nel XV. Ci vivono 115mila residenti, pari al 4,4% della popolazione romana e al 68% degli abitanti nelle case popolari esaminate nei post precedenti. Riusciamo così ad analizzare con il dettaglio dei dati censuari le caratteristiche di due terzi della popolazione ERP di Roma.
L’elemento di forte caratterizzazione di questi nuclei è il disagio sociale. L’indice di disagio calcolato sulla base di disoccupazione, occupazione, concentrazione giovanile (popolazione con meno di 25 anni) e scolarizzazione (diploma superiore o laurea), facendo zero la media romana[1], è pari a 12,6 nell’insieme dei nuclei, ma con una forte varianza tra essi. Raggiunge infatti valori ancora più alti, superiori a 15, nei vari insediamenti esterni o prossimi al GRA di Ponte di Nona (18,9), Labaro Prima Porta (17,8), Tor Vergata (17,1), Bastogi (16,7), Ostia Nord (15,8), Corviale (15,3) e Fogaccia (15,2); tra i nuclei più popolosi l’indice è elevato anche a San Basilio (14,3), Tor Bella Monaca Ovest (14,2) ed Est (13,8) e Primavalle (12,5). L’indice scende invece sotto 10 nei quartieri più vecchi e centrali o in quelli più piccoli dove esiste un certo grado di mix sociale, come Valco San Paolo (5,4), Tor Tre Teste (5,8), Fidene Vecchia (6,5), Donna Olimpia (7,7), San Saba (7,8), Torre Gaia (8,7), Cinecittà Est (9,2), Garbatella (9,4) e Fidene Colle Salario (9,6), che comunque rimangono ampiamente sopra la media romana pari a zero. Adottando una prospettiva storica, il disagio sociale è più basso della media ERP negli insediamenti costruiti prevalentemente prima del 1945, dove ormai la successione delle generazioni ha sostituito gli inquilini originari con figli e nipoti, e si è quindi venuto a creare spontaneamente un certo livello di mix sociale, eventualmente favorito dal piano di dismissione del patrimonio pubblico e dalla conseguente vendita degli alloggi sul mercato.
Indice di disagio sociale nei nuclei ERP e a Roma (media romana = 0)
grafico 1
Tra le componenti del disagio sociale, così come è calcolato l’indice, le differenze nei livelli di istruzione incidono pesantemente, perché rappresentano un fattore cruciale nelle opportunità sociali ed economiche delle persone, nonché uno degli indicatori distribuiti in maniera maggiormente diseguale nel territorio urbano. I laureati nei nuclei ERP sono solo poco più del 4% rispetto alla media romana del 20%, e i diplomati sono il 22,5% contro la media del 36%; i residenti con licenza media inferiore sono invece il 39% rispetto al dato romano di meno del 24%, e quelli con licenza elementare il 25% contro poco meno del 14%. A rendere più grave il fenomeno, in alcuni nuclei la scolarizzazione risulta persino inferiore, con valori che mostrano una evidente seppure nota segmentazione della città che non può lasciare indifferenti: i laureati sono infatti meno del 3% a San Basilio, Labaro Prima Porta, Ostia Nord e Bastogi, e analogamente i residenti senza almeno un diploma sono ben l’84% a Labaro Prima Porta, 78-80% a Tor Vergata e Corviale, 75-77% a San Basilio, Tiburtino Nord, Primavalle, Acilia Sud, Monte Cucco, Torre Maura, Tor Cervara, Ostia Nord, Tor Sapienza, Laurentino, Tor Bella Monaca Ovest ed Est, Bastogi e Ponte di Nona.
Titoli di studio nei nuclei ERP e a Roma (%)
grafico 2
Le opportunità lavorative sono il contraltare di quelle educative: essere occupati non significa solo avere la possibilità di produrre reddito, ma anche e soprattutto far parte di una comunità, realizzare sé stessi, sentirsi inclusi. I dati disponibili per il mercato del lavoro sono tratti dal Censimento 2011, e quindi prima della grave recessione degli anni successivi, ma rappresentano comunque l’unica possibilità di indagare questi fenomeni a livello di quartiere, e vanno quindi considerati più dal punto di vista delle differenze tra aree urbane che come valori assoluti. Sulla popolazione con più di 15 anni, il tasso di partecipazione alla forza lavoro nei nuclei ERP è del 45,7%, inferiore rispetto alla media romana del 53%, il tasso di occupazione 36,8% contro la media del 47,9%, e il tasso di disoccupazione è addirittura doppio rispetto alla media romana (19,4% contro 9,5%). Anche in questo caso emergono per alcuni nuclei dati preoccupanti, che difficilmente possono essere stati riassorbiti negli anni più recenti, e che mostrano una forte scarsità di opportunità lavorative: il tasso di disoccupazione è del 28% a Ponte di Nona, poco meno del 26% a Bastogi, circa 24% a Tor Vergata, Ostia Nord e Acilia Nord. Dal lato opposto, la disoccupazione è quasi in linea con la media romana a Donna Olimpia (meno del 12%).
Tassi del mercato del lavoro nei nuclei ERP e a Roma (%)
grafico 3
[1] www.comune.roma.it/web-resources/cms/documents/Gli_indici_di_disagio_sociale_ed_edilizio_a_Roma_W.pdf